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Quando un organo cambia la prescrizione

Fegato, rene, occhi, bocca, ossa: cosa cambia nel piatto quando c'è già un danno?

Vale per tutti e dueprova moderata — studi buoni ma pochi, o effetto piccolo

Fino a qui il piano è uguale per tutti. Da qui in poi no: quando un organo ha già preso danno, alcune raccomandazioni si ribaltano — e chi non lo sa applica alla lettera un consiglio giusto alla persona sbagliata.

Prima però il dato che dà speranza, ed è misurato dopo la diagnosi: su 7.077 persone con tipo 2 di nuova insorgenza, chi ha adottato almeno quattro fattori di stile di vita a basso rischio dopo la diagnosi ha avuto meno complicanze microvascolari — RR 0,68 per qualsiasi complicanza, 0,57 per la nefropatia, 0,65 per la retinopatia (PMID 36701156). Non è troppo tardi.

Il fegato: non è un'eventualità, è la norma

Nel tipo 2 il fegato grasso (MASLD) riguarda il 65% delle persone — su 2,2 milioni di soggetti in 123 studi — e fra chi arriva alla biopsia il 15,5% ha già fibrosi avanzata (PMID 38521116).

Le soglie di calo di peso sono tre e diverse, ed è la cosa più utile da sapere (PMID 38852583):

obiettivocalo di peso necessario
ridurre il grasso epatico≥5%
migliorare l'infiammazione7–10%
migliorare la fibrosi≥10%

Con un deficit di 500–1.000 kcal al giorno. Dire «perda un po' di peso» a chi ha già fibrosi è inutile: lì il bersaglio è il 10%, non il 5.

La leva che funziona a peso invariato: sostituire i grassi saturi con i monoinsaturi — portandoli al 23–28% dell'energia totale, non «tot cucchiai d'olio»: nei trial la quota arrivava da olio d'oliva ma anche da olive e frutta secca — riduce il grasso epatico del 29–39% senza perdere un chilo, in trial isocalorici nel tipo 2 (PMID 28954437). Sono studi piccoli con esiti d'immagine, ma è la manovra più forte disponibile per chi non riesce a dimagrire.

Il fruttosio, con precisione. Su 51 studi controllati e 2.059 persone: gli zuccheri con fruttosio aumentano il grasso epatico solo quando aggiungono calorie (SMD 1,72; certezza alta). In sostituzione isocalorica: nessun effetto (PMID 35889803). Il veicolo che produce il risultato sono le bevande zuccherate, non la frutta.

L'alcol: nel fegato steatosico va scoraggiato a qualsiasi livello, e sospeso del tutto e per sempre con fibrosi avanzata o cirrosi (PMID 38852583).

Il movimento riduce la steatosi anche senza calo di peso: >150 minuti a settimana di attività moderata, raccomandazione forte (PMID 38852583).

Un'eccezione che ribalta tutto: in cirrosi la linea guida raccomanda l'opposto — dieta ad alto apporto, non restrizione. Il deficit va ricalcolato anche in chi ha sarcopenia o età avanzata.

Il rene: qui il consiglio sulle proteine si capovolge

Con la malattia renale diabetica il riferimento proteico scende a 0,6–0,8 g/kg (PMID 32737016) — contro l'1,2–1,4 g/kg raccomandato durante il dimagrimento a chi ha i reni sani (PMID 34444908). È il ribaltamento più netto di tutto il protocollo, e la ragione per cui le proteine vanno alzate solo dopo aver controllato la funzione renale.

Ma quel numero vale finché non si è in dialisi. La linea guida da cui viene distingue esplicitamente i pazienti in predialisi (PMID 32737016); una volta iniziato il trattamento sostitutivo le proteine vanno alzate fino a 1,2 g/kg, perché ogni seduta porta via amminoacidi nel dialisato (PMID 34444908). Due fasi della stessa malattia, due consigli opposti: è la distinzione che si perde più facilmente, e si perde nella direzione che fa più danno — chi è in dialisi mangia meno proteine proprio quando gliene servono di più.

Ma va detto per intero: la restrizione proteica non ha prove solide di beneficio (revisione Cochrane), quindi è una decisione da concordare con nefrologo e dietista, mai da imporsi da soli — e in una persona già a rischio di sarcopenia può fare più male che bene.

La leva con i dati migliori riguarda però il prima, non il dopo — ed è una distinzione che qui cambia tutto. Su 33.441 persone con iperglicemia e senza complicanze microvascolari all'inizio, un'alta aderenza alla dieta mediterranea si associa a un rischio più basso di sviluppare la malattia renale: HR 0,79, e più forte in chi ha già il tipo 2 (PMID 38831391). Sono casi nuovi contati in una coorte, non un rallentamento misurato in chi la malattia renale ce l'ha già. Resta il consiglio giusto, ma per la ragione giusta: qui la mediterranea protegge il rene che c'è ancora, non ripara quello che è andato.

E c'è un conflitto pratico che va nominato: legumi, frutta e verdura — la base di quella dieta — sono ricchi di potassio. In insufficienza renale avanzata questo diventa un problema, e la soluzione non è su una pagina web: è nel piano del nefrologo.

La bocca: la complicanza che risponde meglio di tutte

Curare la parodontite con la strumentazione sottogengivale abbassa l'HbA1c di 0,43 punti a 3–4 mesi — Cochrane, 35 RCT, 3.249 persone, certezza moderata (PMID 35420698). È quanto un farmaco, e si ottiene dal dentista.

Il rapporto è quasi simmetrico: la parodontite aumenta del 26% il rischio di sviluppare diabete, e il diabete del 24% il rischio di parodontite (PMID 34211029).

È la complicanza con il miglior rapporto fra fatica e risultato dell'intero elenco, e la sola che si tratta andando a un appuntamento. Se non ci vai da anni, quello è il prossimo passo.

La pressione: una leva grande quanto la glicemia

Su 30 RCT e 59.934 persone con tipo 2, il minimo di eventi cardiovascolari sta a 120–124 mmHg di sistolica — HR 0,60 rispetto a 140–144, e 0,41 rispetto a ≥150 (PMID 37254768). Sul rene, più bassa è meglio senza curva a J.

E cosa si fa a tavola per arrivarci — dove sta davvero il sale, perché il sodio non sposta la glicemia, e la forma a J della curva sulla mortalità — sta nella pagina dedicata: la pressione e il sale.

Il confronto più stretto (120–124 contro 130–134) tocca l'uno negli intervalli: direzione netta, significatività no. Ma la direzione basta per dire che la pressione non è un capitolo secondario rispetto alla glicemia.

Gli occhi: il tipo conta più della dieta

La retinopatia riguarda un terzo delle persone con diabete, ma la distribuzione è squilibrata: 77,3% nel tipo 1 contro 25,2% nel tipo 2 (PMID 22301125). Qui la dieta pesa poco rispetto a compenso, durata e pressione — e chi ha retinopatia proliferante deve concordare il tipo di sforzo fisico prima di iniziare un allenamento.

Le ossa: la densitometria rassicura troppo

Nelle donne anziane col tipo 2 la densità minerale ossea è più alta in tutte le sedi (+4,4% all'anca, +5,2% alla colonna) e si fratturano comunque il 26% in più (PMID 39106069).

Il motivo non è nell'osso: è nelle cadute. Presa −9,7%, cammino −9,9%, alzarsi e girarsi −13,9%. Quindi la contromisura non è il calcio in pillole: è la forza e l'equilibrio, cioè di nuovo l'allenamento contro resistenza.

Il muscolo: il filo che lega tutto

La sarcopenia riguarda una persona con diabete su cinque, circa tre volte più che nei non diabetici. E il fattore più fortemente associato è proprio la nefropatia diabetica (OR 2,54) (PMID 34904651) — cioè l'organo che ci obbliga ad abbassare le proteine è lo stesso che ci espone di più a perdere muscolo. È la tensione che rende quella decisione difficile, e il motivo per cui va presa da un medico e non da un principio generale.

Il piede: qui il piatto conta solo per una via

Su 79 fattori analizzati, la prevenzione dell'ulcera si scrive con misure fisiche e di sorveglianza: screening almeno annuale della sensibilità protettiva e della circolazione, calzatura adeguata, mai camminare scalzi, trattare subito ogni lesione pre-ulcerativa (PMID 37302121, PMID 33532615). Un piano alimentare, qui, non sostituisce una visita.

Ma «la dieta non c'entra» sarebbe troppo comodo, e la fonte dice altro: fra tutti quei fattori, il controllo glicemico e il fumo sono gli unici due modificabili con un'associazione costantemente positiva con il piede diabetico (PMID 33532615). Cioè il piatto conta, ma per una via sola e indiretta — quella che passa dalla glicemia, cioè tutto il resto di questo protocollo — non perché esista un alimento che protegge il piede.

Due cose da sapere e non temere

Chi si ammala più giovane ha un rischio più alto, a parità di età attuale: ogni anno in meno alla diagnosi vale +4–5% di rischio di complicanze e mortalità, su 1,3 milioni di persone (PMID 33313987). È una ragione per essere più attenti presto, non un destino.

Il legame fra diabete tipo 2 e tumori passa dall'insulina, non dalla glicemia: la randomizzazione mendeliana non trova associazione con la glicemia, mentre solo il colon-retto raggiunge una prova forte (RR 1,27) (PMID 33737302). Quindi la leva è l'insulino-resistenza — su cui si sta già lavorando. E non si dice mai a una persona che il suo tumore è stato causato dal diabete: sono probabilità di popolazione.

Una riga prima di tutto il resto

Questa pagina prescrive, a persone che un organo danneggiato ce l'hanno già, un deficit calorico, un calo del 10% del peso e più di 150 minuti di attività alla settimana (PMID 38852583), più l'inizio dell'allenamento contro resistenza. Sono quattro cose che abbassano il fabbisogno di insulina, tutte insieme. Se prendi insulina o una sulfanilurea, quelle dosi sono calcolate su come mangi e ti muovi adesso: si rivedono col medico prima di cambiare, non dopo la prima ipoglicemia. Vale doppio con il rene compromesso, perché lì insulina e farmaci si eliminano più lentamente. Come cambia il piatto a seconda della terapia sta in quando il farmaco cambia il piatto.

In pratica

1. Con fegato grasso: le soglie sono tre — 5% per il grasso, 7–10% per l'infiammazione, ≥10% se c'è fibrosi (PMID 38852583). E se non riesci a dimagrire, sposta i grassi verso l'olio d'oliva: −29–39% di grasso epatico a peso invariato (PMID 28954437). Il movimento riduce la steatosi anche senza calo di peso, >150 min/settimana (PMID 38852583).

2. Con il rene: fai controllare la funzione prima di alzare le proteine (PMID 32737016), e non restringerle di tua iniziativa — la mediterranea si associa a meno malattia renale (HR 0,79; PMID 38831391), ma in insufficienza avanzata il potassio di legumi e verdura diventa un problema che risolve il nefrologo.

3. Vai dal dentista. Curare la parodontite vale 0,43 punti di HbA1c a 3–4 mesi, su 35 RCT e 3.249 persone (PMID 35420698): è l'unica complicanza che si tratta con un appuntamento.

4. Misura la pressione come misuri la glicemia: il minimo di eventi sta a 120–124 mmHg di sistolica (PMID 37254768).

5. Allenamento contro resistenza: protegge dal muscolo che se ne va (sarcopenia nel 18% dei diabetici, tre volte i non diabetici; PMID 34904651) e dalle cadute che rompono ossa apparentemente dense — nel tipo 2 la densità è più alta e le fratture il 26% in più (PMID 39106069). Una frequenza ottimale non è stata stabilita — la linea guida sul fegato dice esplicitamente che non è stata identificata un'unica prescrizione migliore (PMID 38852583) — ma nell'RCT che ha misurato l'effetto sull'HbA1c ci si allenava tre volte a settimana (PMID 17876019) (alla voce movimento).

6. Niente integratori "per l'organo" senza aver dosato prima: è la regola generale, e vale qui più che altrove perché con il rene compromesso alcuni si accumulano (correggere una carenza non è aggiungere una pillola).