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I grassi — quali contano, e perché la qualità batte la quantità

Quanti grassi posso mangiare e di che tipo? Burro, olio d'oliva, frutta secca, pesce: cosa cambia davvero per il cuore?

Vale per tutti e dueprova moderata — studi buoni ma pochi, o effetto piccolo

Nel diabete si muore di cuore. Eppure, fino a ieri, in tutto questo protocollo non c'era una decisione sui grassi — mentre da qualche parte veniva già citato «il bersaglio per i grassi saturi» senza che nessuna pagina avesse mai detto quale fosse. Questa pagina chiude quel giro.

La cosa più importante da mettere in chiaro subito: la domanda giusta non è "quanti". È quali, e soprattutto al posto di cosa.

Il numero che vale la pena ricordare

C'è uno studio che risponde esattamente alla nostra domanda, sulla nostra popolazione: 11.264 persone con diabete tipo 2, seguite fino a 34 anni in due grandi coorti, con la dieta rimisurata ogni due-quattro anni. Durante il follow-up, 2.502 morti di cui 646 cardiovascolari (PMID 31266749).

Il risultato che conta è quello delle sostituzioni, non dei totali — perché è così che si mangia davvero: se togli qualcosa, qualcos'altro prende il suo posto.

sostituzione (a parità di calorie)effetto
2% dell'energia da saturipolinsaturi totalimortalità cardiovascolare −13% (HR 0,87; 0,77–0,99)
2% dell'energia da saturiacido linoleicomortalità cardiovascolare −15% (HR 0,85; 0,73–0,99)
2% dell'energia da saturipolinsaturi totalimortalità totale −12% (HR 0,88; 0,83–0,94)

Il 2% dell'energia è poco: su 2.000 kcal sono circa 4-5 grammi di grasso spostati da una categoria all'altra. Un cucchiaio.

E nel confronto diretto con i carboidrati, i polinsaturi ne escono meglio: rispetto ai carboidrati totali, il quarto più alto di polinsaturi ha HR 0,76 per la mortalità cardiovascolare, e i polinsaturi marini (quelli del pesce) 0,69 (PMID 31266749).

Il dettaglio che ribalta un luogo comune

Nella stessa analisi c'è un risultato che merita attenzione: i monoinsaturi di origine animale si associano a una mortalità totale più alta, mentre quelli di origine vegetale no (PMID 31266749).

Cioè: non basta dire «monoinsaturi, quindi buoni». L'acido oleico dell'olio d'oliva e quello che arriva dalla carne e dai formaggi non fanno la stessa cosa — perché non arrivano da soli, ma dentro alimenti diversi. È la stessa lezione dell'indice glicemico: la categoria chimica non è l'alimento (alla voce fibra).

Quanto siamo lontani dal bersaglio, misurato in Italia

Nello studio TOSCA.IT, 2.568 persone con diabete tipo 2 in 57 centri italiani: solo il 30% raggiungeva la raccomandazione sui grassi saturi (PMID 30103444). È il numero che questo protocollo citava senza aver mai detto qual è il bersaglio — e la risposta pratica è più semplice del numero: i saturi si abbassano sostituendoli, non contandoli.

Dove agiscono, oltre al cuore

Il fegato. Spostare i grassi verso l'olio d'oliva riduce il grasso epatico del 29–39% a peso invariato (PMID 28954437). È una delle poche leve che funzionano senza dimagrire, e per questo sta anche alla voce fegato.

Le complicanze piccole. Uno studio di randomizzazione mendeliana ha indagato il nesso causale fra polinsaturi e complicanze microvascolari (neuropatia, retinopatia, malattia renale) nel tipo 1 e nel tipo 2 (PMID 39170741). È un metodo che aggira in parte i limiti degli studi osservazionali, ma resta un'inferenza genetica, non un trial: va letto come un indizio in più, non come una prova a sé.

La gravidanza. In 1.000 gestanti normoglicemiche, una dieta mediterranea con olio extravergine e pistacchi ha ridotto l'incidenza di diabete gestazionale rispetto a una dieta standard a grassi limitati (PMID 29049303). È uno dei rari punti in cui aggiungere grassi buoni ha battuto il toglierli — ed è già dentro la pagina della gravidanza.

E nel tipo 1: i grassi cambiano l'insulina, non solo il cuore

Qui i grassi hanno un secondo effetto che nel tipo 2 non esiste. Un pasto ricco di grassi alza la glicemia tardi, a tre-quattro ore, quando il bolo calcolato sui soli carboidrati è finito: le strategie di dosaggio documentate stanno in contare i carboidrati, e la revisione sistematica dedicata alle strategie insuliniche per grassi e proteine è PMID 34251692.

Attenzione anche al rovescio: chi taglia i carboidrati tende ad alzare i saturi per rimpiazzarli — documentato fino all'11% dell'apporto di grassi giornaliero — e nel tipo 1 il cuore è già il capitolo che pesa di più (alla voce tipo 1).

In pratica

1. Ragiona per sostituzioni, non per divieti: spostare il 2% dell'energia dai saturi ai polinsaturi si associa a −12% di mortalità totale e −13/−15% di mortalità cardiovascolare in chi ha il tipo 2 (PMID 31266749). Su 2.000 kcal è un cucchiaio.

2. Il pesce grasso è la fonte con il segnale migliore: i polinsaturi marini hanno HR 0,69 sulla mortalità cardiovascolare rispetto ai carboidrati (PMID 31266749). Il pesce, non la capsula — sugli integratori di omega-3 il discorso è un altro (alla voce integratori).

3. Olio extravergine come grasso di base, anche per cucinare: sul fegato vale −29/−39% di grasso epatico a peso invariato (PMID 28954437).

4. Frutta secca e semi al posto degli snack: portano polinsaturi e fibra insieme.

5. I saturi si abbassano sostituendoli, e arrivano soprattutto da carni lavorate, formaggi e prodotti da forno industriali — le stesse categorie del sale (alla voce pressione).

6. Non tutti i monoinsaturi sono uguali: quelli di origine animale si associano a mortalità totale più alta, quelli vegetali no (PMID 31266749).

7. Se hai il tipo 1, ricorda che i grassi spostano anche il quando della glicemia, non solo il rischio a lungo termine (contare i carboidrati).

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Perché questa pagina sta presto nella sequenza (ORDINE 33) e non in fondo. Perché insieme alla fibra e alle proteine è una delle tre decisioni che riguardano ogni pasto di ogni giorno, e perché è l'unica delle tre che parla direttamente alla causa di morte più frequente in chi ha il diabete.