Blood Pressure Levels and Outcomes in Type 2 Diabetes: Dose-Response Meta-Analysis of 5.87 Million Cohort Participants.
Quanto conta la pressione, per chi ha il diabete? E piu' bassa e' sempre meglio?
Le relazioni dose-risposta fra livelli di pressione sistolica e diastolica e rischi di mortalita' per tutte le cause, esiti cardiovascolari e renali nel tipo 2 restavano poco caratterizzate, soprattutto ai livelli piu' bassi di pressione. Ricerca sistematica su PubMed, Embase e Web of Science fino al 30 novembre 2024 di studi di coorte, con meta-analisi dose-risposta a effetti misti in un unico stadio per valutare le associazioni curvilinee. Sono state identificate 89 coorti da 113 articoli, per 5.875.364 partecipanti con tipo 2. Per la sistolica e' emersa un'associazione a J con la mortalita' per tutte le cause; associazioni a J anche per la sistolica con gli eventi cardiovascolari e per la diastolica con la mortalita', ma con rischi che si APPIATTIVANO ai livelli piu' bassi di pressione. Dopo aver escluso gli studi che includevano partecipanti con malattia cardiovascolare o tumore all'inizio, si osservava un rischio significativamente PIU' BASSO di eventi cardiovascolari ai livelli piu' bassi di sistolica, oltre a un rischio appiattito di mortalita'. Per gli eventi renali, per il calo del filtrato glomerulare stimato e per lo sviluppo o la progressione dell'albuminuria si osservavano andamenti lineari positivi o monotoni. Conclusione: nel tipo 2 la pressione e' associata in modo lineare o monotono alla maggior parte degli esiti cardiovascolari e renali, e una sistolica bassa non sembra associarsi a un rischio aumentato di mortalita' rispetto a obiettivi piu' alti; le associazioni riportate in passato sono verosimilmente dovute a causalita' inversa e a confondimento non misurato.
Questa scheda chiude un buco che ci portavamo dietro: avevamo gia' la prova che fra peso e danno renale la strada passa piu' dalla PRESSIONE (22%) che dal diabete (8,5%) — 38627329 — e poi non avevamo niente su cosa farsene. Il contributo qui e' il ribaltamento di una convinzione diffusa: la famosa curva a J, cioe' l'idea che abbassare troppo la pressione faccia male, viene in buona parte spiegata dalla causalita' inversa. Chi ha la pressione molto bassa spesso ce l'ha perche' e' gia' malato — scompenso, tumore, fragilita' — e non e' la pressione bassa ad averlo fatto ammalare. Infatti togliendo dall'analisi chi aveva gia' malattia cardiovascolare o tumore, la J si appiattisce e il rischio ai valori bassi diventa migliore, non peggiore. Sui RENI poi non c'e' nessuna J nemmeno all'inizio: l'associazione e' monotona, piu' bassa la pressione meno albuminuria e meno perdita di filtrato. E questo e' il pezzo che conta di piu' per noi, perche' il rene e' l'organo su cui la nostra biblioteca gia' insisteva. Cosa NON dice: e' una meta-analisi di studi OSSERVAZIONALI, quindi descrive associazioni e non dimostra che abbassare farmacologicamente la pressione fino a quei valori produca quei benefici — per quello servono gli studi randomizzati, che sono le due schede accanto (37254768, 37257222). E soprattutto non e' un permesso ad abbassare la pressione da soli: il valore giusto per una singola persona, e con che farmaci, lo decide il medico.