Point-of-Care Capillary Blood Ketone Measurements and the Prediction of Future Ketoacidosis Risk in Type 1 Diabetes.
Misurare i chetoni serve solo quando si sta male, o dice qualcosa anche prima?
Analisi dei partecipanti assegnati al placebo in un programma di studi sul tipo 1, a cui i chetoni capillari erano misurati a digiuno due volte a settimana per due mesi. L'esito era la chetoacidosi nei 6-12 mesi successivi. Si sono verificati 12 eventi su 484 partecipanti, a una mediana di 105 giorni. I livelli MASSIMI di chetoni erano piu' alti in chi poi ha avuto la chetoacidosi (0,8 contro 0,3 mmol/L; p = 0,002), con un'area sotto la curva ROC di 0,77 (IC 95% 0,66-0,88). Una soglia di 0,8 mmol/L aveva sensibilita' 64% e specificita' 78%. Gli autori lo presentano come una prova di concetto.
E' la scheda che da' un senso al misurare i chetoni oltre l'emergenza: valori un po' alti in giornate NORMALI segnalano chi rischia di piu' nei mesi successivi. Ma va riferita con le sue misure, perche' e' esattamente il tipo di risultato che si racconta piu' forte di quanto sia: 12 eventi in tutto, e una sensibilita' del 64% significa che un terzo di chi finira' in chetoacidosi NON viene intercettato da quella soglia. Quindi non e' uno strumento per stare tranquilli — un chetone basso oggi non promette niente — ed e' una prova di concetto, non una raccomandazione. La ragione principale per avere le strisce dei chetoni in casa resta l'altra: servono quando si sta male, ed e' allora che non si puo' uscire a comprarle.