A systematic review on the safety of Ramadan fasting in high-risk patients with Diabetes.
E se sono nella categoria a rischio alto e voglio digiunare lo stesso?
Il digiuno del mese sacro del Ramadan e' praticato con passione da tutta la popolazione musulmana nel mondo, e i pazienti con diabete sono generalmente considerati a rischio piu' alto nel digiunare. Le linee guida internazionali attuali hanno stratificato in categorie diverse i pazienti con diabete e altre comorbidita', e la decisione di digiunare o meno viene presa in base a questa categorizzazione. In questa revisione sistematica gli autori hanno condotto una ricerca estesa su PubMed e Google Scholar, filtrando gli studi per includere solo studi randomizzati controllati e studi osservazionali prospettici realizzati fra il 2007 e il marzo 2019 sull'impatto del Ramadan nei pazienti con diabete ad alto rischio di digiuno. I risultati indicano che la diffusione globale e l'applicazione delle linee guida per la gestione del diabete durante il Ramadan hanno rotto l'inerzia fra gli operatori sanitari; inoltre il concetto di valutazione pre-Ramadan per la categorizzazione del rischio, insieme alla modifica delle dosi terapeutiche e all'automonitoraggio della glicemia, ha ridotto in modo marcato il rischio e le ospedalizzazioni durante il Ramadan. Conclusione: i dati sul digiuno del Ramadan da parte di pazienti ad alto rischio sono ancora limitati; c'era minima diversita' nei risultati pubblicati, tuttavia in generale, e nonostante l'educazione e l'autotitolazione, l'incidenza di complicanze durante il Ramadan e' minimamente piu' alta rispetto al resto dell'anno in questo gruppo.
Completa l'asse con la parte piu' scomoda, cioe' la persona che sta nella categoria ad alto rischio e digiunera' comunque — e che e' proprio quella per cui l'informazione serve di piu'. La conclusione e' misurata e va riferita cosi' com'e', senza spingerla da nessuna delle due parti: le complicanze sono minimamente piu' alte, nonostante l'educazione e l'aggiustamento delle terapie. Non e' un disastro e non e' un via libera. Il pezzo utilizzabile e' quello che sta in mezzo: cio' che ha ridotto il rischio e i ricoveri e' un pacchetto preciso — valutazione prima del Ramadan, modifica delle dosi, automonitoraggio della glicemia. Il terzo elemento e' l'unico che sta interamente nelle mani della persona, ed e' quello su cui LEO puo' essere davvero utile: durante il digiuno la glicemia si MISURA, e misurarla non rompe il digiuno secondo l'orientamento prevalente. Questo e' il punto in cui un dubbio religioso e un dubbio clinico si intrecciano, e vale la pena che qualcuno lo dica invece di lasciarlo sospeso. Limiti dichiarati dagli stessi autori e da non nascondere: i dati sono ancora limitati proprio in questo gruppo, la revisione e' descrittiva e non aggrega i numeri, e 'minimamente piu' alta' non e' una stima quantificata. E' una scheda che serve a impostare il discorso, non a fornire una cifra.