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Micronutrient Supplementation to Reduce Cardiovascular Risk.

An P, et al. · 2022
PubMed 36480969 ↗DOI: 10.1016/j.jacc.2022.09.048Journal of the American College of Cardiology
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Revisione sistematica e meta-analisi di 884 RCT (883.627 partecipanti, 4,9 milioni di anni-persona), con GRADE
La domanda

Quali micronutrienti riducono davvero il rischio cardiovascolare, e quali lo aumentano?

Cosa hanno trovato

La mappa piu' grande che esista: 884 studi randomizzati su 27 micronutrienti, 883.627 partecipanti. Con prove da moderate ad alte riducono FATTORI di rischio cardiovascolare gli omega-3 e omega-6, l-arginina, l-citrullina, acido folico, vitamina D, magnesio, zinco, acido alfa-lipoico, coenzima Q10, melatonina, catechine, curcumina, flavanoli, genisteina e quercetina. Sugli ESITI: gli omega-3 riducono la mortalita' cardiovascolare (rischio relativo 0,93; IC 95% 0,88-0,97), l'infarto (0,85; 0,78-0,92) e gli eventi coronarici (0,86; 0,80-0,93); l'acido folico riduce l'ictus (0,84; 0,72-0,97); il coenzima Q10 riduce la mortalita' per tutte le cause (0,68; 0,49-0,94). Vitamina C, vitamina D, vitamina E e selenio NON hanno mostrato effetto su malattia cardiovascolare o rischio di diabete tipo 2. Il BETA-CAROTENE ha AUMENTATO la mortalita' per tutte le cause (1,10; 1,05-1,15), quella cardiovascolare (1,12; 1,06-1,18) e il rischio di ictus (1,09; 1,01-1,17).

Cosa significa per te

E' il documento che va tenuto come metro di tutto l'asse, perche' misura esiti e non marcatori. Tre cose da portare via. Primo: qualcosa funziona davvero — omega-3, acido folico, coenzima Q10 — e non e' onesto liquidare in blocco tutti gli integratori. Secondo: vitamina C, D, E e selenio, che sono fra i piu' venduti, sugli esiti non fanno niente. Terzo, il piu' importante: il BETA-CAROTENE in pillola AUMENTA la mortalita'. Un micronutriente non e' innocuo per definizione, e questa e' la prova piu' netta che 'naturale' non significa 'senza rischio'.

Abstract (in lingua originale)

BACKGROUND: Healthy dietary patterns are rich in micronutrients, but their influence on cardiovascular disease (CVD) risks has not been systematically quantified. OBJECTIVES: The goal of this study was to provide a comprehensive and most up-to-date evidence-based map that systematically quantifies the impact of micronutrients on CVD outcomes. METHODS: This study comprised a systematic review and meta-analysis of randomized controlled intervention trials of micronutrients on CVD risk factors and clinical events. RESULTS: A total of 884 randomized controlled intervention trials evaluating 27 types of micronutrients among 883,627 participants (4,895,544 person-years) were identified. Supplementation with n-3 fatty acid, n-6 fatty acid, l-arginine, l-citrulline, folic acid, vitamin D, magnesium, zinc, α-lipoic acid, coenzyme Q10, melatonin, catechin, curcumin, flavanol, genistein, and quercetin showed moderate- to high-quality evidence for reducing CVD risk factors. Specifically, n-3 fatty acid supplementation decreased CVD mortality (relative risk [RR]: 0.93; 95% CI: 0.88-0.97), myocardial infarction (RR: 0.85; 95% CI: 0.78-0.92), and coronary heart disease events (RR: 0.86; 95% CI: 0.80-0.93). Folic acid supplementation decreased stroke risk (RR: 0.84; 95% CI: 0.72-0.97), and coenzyme Q10 supplementation decreased all-cause mortality events (RR: 0.68; 95% CI: 0.49-0.94). Vitamin C, vitamin D, vitamin E, and selenium showed no effect on CVD or type 2 diabetes risk. β-carotene supplementation increased all-cause mortality (RR: 1.10; 95% CI: 1.05-1.15), CVD mortality events (RR: 1.12; 95% CI: 1.06-1.18), and stroke risk (RR: 1.09; 95% CI: 1.01-1.17). CONCLUSIONS: Supplementation of some but not all micronutrients may benefit cardiometabolic health. This study highlights the importance of micronutrient diversity and the balance of benefits and risks to promote and maintain cardiovascular health in diverse populations. (Antioxidant Supplementation in the Prevention and Treatment of Cardiovascular Diseases; CRD42022315165).
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Come leggerlo: è uno studio scientifico peer-reviewed. Le evidenze aiutano a capire i trend, ma un singolo studio non è una prescrizione: parlane col tuo diabetologo prima di cambiare dieta o terapia.