Incidence, Demographics, and Clinical Characteristics of Diabetes of the Exocrine Pancreas (Type 3c): A Retrospective Cohort Study.
Ho avuto una pancreatite e adesso ho il diabete. E' un tipo 2?
Lo studio descrive l'incidenza del diabete che segue una malattia pancreatica, valuta come questi pazienti vengono classificati dai clinici e confronta le caratteristiche cliniche con il tipo 1 e il tipo 2. Sono state esaminate le cartelle di medicina generale in Inghilterra (n=2.360.631) alla ricerca di casi incidenti di diabete a esordio adulto fra il 1 gennaio 2005 e il 31 marzo 2016, analizzando dati demografici, classificazione del diabete, controllo glicemico e uso di insulina in chi aveva o non aveva una malattia pancreatica — suddivisa in pancreatite acuta o malattia pancreatica cronica — prima della diagnosi di diabete. Sono state identificate 31.789 nuove diagnosi di diabete a esordio adulto. Il diabete che segue una malattia pancreatica (2,59 per 100.000 persone-anno; IC 95% 2,38-2,81) era PIU' COMUNE del diabete tipo 1 (1,64; 1,47-1,82; P<0,001). I 559 casi di diabete successivo a malattia pancreatica erano per lo piu' classificati dai clinici come diabete tipo 2 (87,8%) e raramente come diabete del pancreas esocrino (2,7%). Il diabete successivo a malattia pancreatica veniva diagnosticato a un'eta' mediana di 59 anni e con indice di massa corporea di 29,2. Si associava a un controllo glicemico peggiore (odds ratio corretto 1,7; 1,3-2,2; P<0,001) rispetto al tipo 2. L'uso di insulina entro 5 anni era del 4,1% (3,8-4,4) nel tipo 2, del 20,9% (14,6-28,9) nel diabete dopo pancreatite acuta e del 45,8% (34,2-57,9) nel diabete dopo malattia pancreatica cronica.
Con MODY e LADA questa biblioteca aveva gia' stabilito che non tutto il diabete e' tipo 1 o tipo 2; mancava il pezzo piu' frequente di tutti. E il primo numero e' quello che sorprende: il diabete che segue una malattia del pancreas e' PIU' comune del tipo 1. Non e' una rarita' da manuale, e' una condizione che quasi nessuno chiama col suo nome — l'88% viene etichettato tipo 2 e solo il 2,7% viene riconosciuto. Il motivo per cui l'etichetta conta, e non e' pedanteria, sta negli altri due numeri. Il controllo e' peggiore, e soprattutto il fabbisogno di insulina e' completamente diverso: 4% nel tipo 2 contro il 46% dopo una malattia pancreatica cronica, entro cinque anni. Undici volte tanto. Una persona classificata tipo 2 riceve un percorso terapeutico e delle aspettative costruite su una malattia che non ha, e quando la terapia orale non basta questo viene letto come un fallimento suo. C'e' poi una cosa che questi numeri non dicono e che va tenuta a mente: nel diabete del pancreas manca anche la parte ESOCRINA, cioe' gli enzimi digestivi, e questo ha conseguenze nutrizionali dirette — e' proprio il tipo di collegamento su cui un coach della nutrizione deve stare attento invece di applicare lo schema del tipo 2. Come lo usa LEO: se qualcuno racconta di una pancreatite, di un intervento al pancreas o di una fibrosi cistica prima del diabete, quella e' un'informazione da valorizzare e da portare al medico — 'questo dettaglio della tua storia puo' cambiare l'inquadramento' — senza mai riclassificare nessuno. Limite: sono cartelle di medicina generale, quindi la classificazione registrata riflette anche come i medici compilano, non solo come stanno i pazienti.